San Casciano Dei Bagni

Qui caput et stomachum supponere fontibus audent Clusinis. Orazio ricordava così oltre duemila anni fa le acque termali del territorio dell’etrusca Chiusi.

Testimonianze architettoniche e abbondanza di acque sul territorio hanno fatto sì che siano state le 42 sorgenti sancascianesi ad essere riconosciute nella letteratura termale dal XIV al XVIII secolo come i “Fonti Clusinii”, le terme della Città di Porsenna.

Agli inizi del XVII secolo i reperti archeologici ritrovati durante gli imponenti lavori granducali per la realizzazione dello stabilimento della sorgente della Ficoncella, evidenziarono una massiccia frequentazione romana, confermata anche dal recente ritrovamento di una parte degli ex voto depositati sul fondo della sorgente della Doccia della Testa, che coprono un millennio di ringraziamenti per la salute ritrovata, con pezzi che spaziano tra il VI secolo a.C. e il IV secolo d.C.

Nella collezione oggi conservata presso il Centro Termale Fonteverde è possibile ammirare una Afrodite di Doidalsas e due stipi votive romane legate ai benefici ricevuti dalle acque termali.

Ma tutti i centri abitati del Comune di San Casciano dei Bagni si possono far risalire all’epoca etrusca: i recenti scavi nella necropoli di Balena, nei pressi di Celle sul Rigo, hanno infatti restituito l’interessante spaccato di una comunità nel periodo della romanizzazione, con iscrizioni funerarie bilingue.

Villa San Pellegrino, l’odierna comunità di Palazzone, sorta lungo la Consolare Cassia, testimonia invece la presenza di un importante centro agricolo romano, teatro molti secoli dopo, nel 1058, della presenza del Marchese di Toscana Goffredo per dirimere una vertenza tra il vescovo di Chiusi e l’Abate di Capolona.

Quello del Comune di San Casciano dei Bagni è un territorio antico, ricco di storia, seppur poco studiato in epoca contemporanea. La scomparsa delle collezioni Bastiani nel Settecento e Manciati nell’Ottocento ha privato l’area di importanti testimonianze etrusche e romane, ma ancora molte sono quelle rimaste sepolte e che ancora oggi casualmente affiorano.