Le vie dei boschi

 

 

Lasciata la costa, bassa e spesso paludosa, e oltrepassata la dolce fascia collinare coperta di ulivi, l’Etruria meridionale interna, ieri come oggi, indossava la veste selvaggia del bosco e della macchia.

Distese incontaminate, fitte e aspre, intonate al colore cupo del tufo, erano però significativamente popolate, in un sistema omogeneo di centri fortificati contornati da impressionanti realizzazioni architettoniche rupestri. Una rete di percorsi si irradiava su tutta la regione, in molti casi sotto forma di spettacolari tagliate, aperte nel tufo, a dominare le selve aspre, ma anche generose di frutti speciali, come nocciole, ghiande e castagne e di pregiato legname.

La frutta secca -noci, mandorle, nocciole, ma anche fichi- era del resto sempre presente nella tavola degli Etruschi, spesso consumata con il miele.

Non a caso, come ci racconta Tito Livio, il ricco Arrunte di CHIUSI convinse i Galli a conquistare l’Etruria proprio mostrando loro le deliziose primizie offerte dalla sua terra: olio, vino e, appunto, frutta secca.

 

Da Viterbo a Orvieto

 

Il Museo Nazionale Etrusco Rocca Albornoz e il Museo Civico “Rossi Danielli”, a Viterbo e il loro racconto delle suggestive necropoli rupestri ancora conservate nel selvaggio territorio circostante. Il sito archeologico di ACQUAROSSA, immerso nella fitta vegetazione a macchia, uno degli eccezionali casi di conservazione di un centro abitato di epoca etrusca.

Le scenografiche tombe rupestri di CASTEL D'ASSO e NORCHIA, scolpite nel tufo di ripide pareti rocciose e immerse in una natura selvaggia e ancora incontaminata: luoghi di viste mozzafiato, con romantiche rovine intrecciate a sfondi naturali di rara bellezza

Tutto intorno, gli ombrosi boschi di noccioli, che forniscono tutt’oggi un alimento importante già per la dieta degli antichi.

 

VETRALLA e il santuario di Demetra a Macchia delle Valli, immerso in un magico bosco di cerri e querce, presso una sorgente e ricavato tra le strette fenditure naturali della parete rocciosa. Un’affascinante ricostruzione del santuario, per una reale esperienza a tutto tondo della sacralità del luogo, si trova a Viterbo, al Museo Nazionale Etrusco Rocca Albornoz.

 

BLERA con i suoi boschi, le necropoli rupestri, tra cui quella, celebre, di San Giovenale, le tagliate nel tufo e i resti monumentali del Ponte del Diavolo che sui suoi tre archi scavalca ancora il torrente Biedano.

 

Il Parco Naturale Regionale di Marturanum a BARBARANO ROMANO, la sua vegetazione lussureggiante e le spettacolari testimonianze rupestri di epoca etrusca, come la necropoli di San Giuliano, con la monumentale tomba della Regina e l’altrettanto suggestiva tomba del Cervo, così chiamata dall’eccezionale scena di lotta tra cervo e lupo raffigurata a bassorilievo sopra la gradinata laterale.

 

SORIANO NEL CIMINO e il Monte Cimino, già montagna sacra in epoca protostorica, con i secolari e ombrosi castagneti, la faggeta e i resti dell’antica cinta muraria. I monumenti rupestri di epoca etrusco-romana nell’impenetrabile selva domata a fatica dalle legioni romane in guerra con gli Etruschi. La nocciola dei Cimini e la castagna DOP di Vallerano, prodotti dei boschi da sempre presenti nelle tavole degli antichi.

 

Orvieto con i boschi di Castel Viscardo e la necropoli delle Caldane. La Faggeta “relitta”, inalterata nei secoli. I sentieri senza tempo del Parco del Monte Peglia e della Selva di Meana. La Necropoli del Vallone di San Lorenzo, pertinente a uno degli insediamenti fortificati, avamposti dell’antica Orvieto etrusca. Il Sasso Tagliato, grande masso in tufo che si sarebbe aperto miracolosamente per permettere il transito della processione che da Bolsena recava il corporale a Orvieto: in realtà una tagliata etrusca scavata nella roccia che da Orvieto si addentrava nell’altopiano dell’Alfina.